Vincenzo Ceratti: “Ho indossato la giubba per dare una mano alla mia città”
Foto Marino

Vincenzo Ceratti: “Ho indossato la giubba per dare una mano alla mia città”

Vincenzo Ceratti, 52 anni e un curriculum carnascialesco invidiabile, ha rivestito i panni di Generale per questo Carnevale 2020. Con alle spalle 40 anni nei Tuchini – di cui 12 nel direttivo -, 17 anni nello Stato Maggiore, quattro come primo ufficiale furiere e tre come ufficiale d’onore addetto al Generale, per Ceratti il Carnevale è molto più che una semplice passione. Gli abbiamo chiesto di raccontarci tutti i dettagli di questa (breve) edizione.

L’onere e l’onore di indossare di nuovo la giubba

Partiamo dal principio, ovvero dalla nomina a seguito della destituzione di Alberto Bombonato. “In un primo momento mi è stata chiesta la disponibilità ad essere presente per la seconda volta”, racconta, “la nomina, invece, è arrivata solo qualche giorno dopo. Ho pensato di avere l’onere e l’onore di rivestire la giubba del Carnevale d’Ivrea”, spiega, “una giubba per me importante perchè rappresenta molto della mia storia personale e, allo stesso tempo, la responsabilità di portare avanti un Carnevale che, per vicissitudini esterne, era partito un po’ in salita”.

“Non avrei potuto tirarmi indietro”

“Ho deciso di accettare per essere presente e dare una mano alla mia città. Non avrei potuto tirarmi indietro. Il mio pensiero, infatti è: quando c’è da mettersi in gioco bisogna farlo”.

La città? “Calorosa, come l’anno scorso”

Sull’accoglienza riservatagli dal popolo, commenta: “Non riesco a fare un paragone tra le due campagne. Quella dell’anno scorso l’ho costruita insieme allo Stato Maggiore e ai miei aiutanti. C’è stato un work in progress che mi ha condotto a ciò che poi la piazza mi ha dato e che io spero di averle restituito. Quest’anno la situazione è stata diversa, ma ho trovato una risposta ugualmente calorosa”.

“Le contrapposizioni ci sono ogni anno, ma il Carnevale le stempera”

Sulla questione Bombonato, invece, taglia corto: “E’ un tema che non voglio affrontare perchè non conosco i fatti. Evito di parlarne, si tratta di aree talmente personali che ogni parola risulterebbe fuori luogo. Credo però che questa questione non abbia influito sull’umore dei personaggi: quando inizia il Carnevale la gente si raduna attorno ad esso e si stemperano molte critiche e contrapposizioni, che comunque ci sono tutti gli anni”.

Foto Irene Vischi

La sospensione che ha portato buio nel cuore

“Ho vissuto la notizia della sospensione con il buio nel cuore. Certo era nell’aria, ma ne ho avuto la conferma solo verso le 16.30 di domenica. Ci è arrivata così tardi a causa dei vari passaggi istituzionali e meno male… Siamo riusciti, infatti, a vivere quantomeno a pieno la giornata di domenica, conclusasi con la cena del Generale come da programma. Mi spiace molto per gli aranceri che non hanno potuto tirare, per i cavallanti, per i carri, e tantissimo per Violetta, una persona splendida che meritava di vivere il suo Carnevale a pieno”.

Lunedì: “Vi racconto com’è andata”

Sul corteo di lunedì, invece, ci dice: “Lo spirito di lunedì pomeriggio è stato libero ed è nato tutto per caso. Se volete ve lo racconto. Noi eravamo a mangiare al quartier generale dello Stato Maggiore, dove si svolge la campagna per intero. Per noi questo è il luogo delle riunioni, dei momenti istituzionali e conviviali e dove quest’anno ho voluto, per la prima volta, fare la vestizione del Generale. Si tratta di un momento intimo a cui di solito assistono poche persone. Io l’ho voluto fare di fronte a tutti i miei ufficiali”.

“Ecco perchè eravamo in divisa (da fuori ordinanza)”

“Come da programma ci siamo ritrovati lì a mezzogiorno a mangiare e non potendo indossare l’uniforme abbiamo messo la divisa da fuori ordinanza – giacca e cravatta – che è un atto formale quando la campagna è in corso e ci troviamo in presenza dei personaggi storici”.

La chiamata dei Mercenari: “Venite a bere lo zabaione”

“Durante questo pranzo”, continua, “il presidente dei Mercenari ci ha invitati in maniera informale a bere il loro mitico zabaione ed abbiamo accettato”. E da lì, un crescendo di emozioni.

“Il cuore ci ha portati tutti a starle accanto”

“Da quando la Mugnaia è uscita dal portone fino all’arrivo ai giardinetti è stato un applauso continuo”, racconta commosso, “lei è stata come il pifferaio magico. Camminava e dietro di lei la gente si univa per renderle omaggio e starle vicino. Abbiamo disatteso un’ordinanza? Sì. E mi dispiace. Le ordinanze non si disattendono. Ma in quel momento il cuore ci ha portati tutti a starle accanto”.

La Bella Gigogin per Paola ha chiuso il Carnevale

“Abbiamo concluso la passeggiata in Piazza di Città”, prosegue, “dove ci siamo girati per salutare il popolo festante ed emozionato. A quel punto i pifferi hanno suonato La Bella Gigogin – l’ultima sonata che fanno all’ Arvedze a giobia ‘n bot. Questa di solito è per il Generale, ma quest’anno l’hanno suonata per la Mugnaia”, racconta con la voce spezzata dall’emozione. “Io mi sono reso conto che stavano chiudendo il Carnevale, così ho portato la signora al centro del cerchio. E in quel momento Ivrea ha avuto la conclusione del suo Carnevale. Forse lo scarlo è stato bruciato proprio lunedì pomeriggio, in maniera anomala e nessuno se n’è accorto…”.

Martina Gueli